La sindrome del colon irritabile, o sindrome dell’intestino irritabile, è spesso indicata con la sigla IBS, dall’inglese Irritable Bowel Syndrome. È un disturbo funzionale dell’intestino: l’intestino non presenta lesioni visibili, ma non funziona come dovrebbe.
È molto diffuso, raramente pericoloso e quasi sempre sottovalutato all’inizio. In questo articolo vediamo da cosa nasce, come si arriva alla diagnosi e perché oggi l’analisi del microbiota aggiunge un tassello che finora mancava.
I sintomi: perché all’inizio si sottovaluta
Il colon irritabile si manifesta con sintomi poco specifici, ed è proprio per questo che nelle prime fasi viene spesso trascurato. I più comuni sono:
- dolore o fastidio addominale, che spesso migliora o cambia dopo l’evacuazione;
- gonfiore e tensione addominale, con o senza produzione di gas in eccesso;
- irregolarità intestinale: diarrea, stipsi, oppure un alvo che alterna fasi diarroiche e fasi di stipsi.
Un disturbo molto più comune di quanto si pensi
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità ne soffre circa una persona su dieci. Colpisce entrambi i sessi, ma è più frequente nelle donne, soprattutto tra i 20 e i 50 anni.
Non è pericoloso, ma pesa sulla vita
Il colon irritabile non è una malattia pericolosa, soprattutto se gestito correttamente. Può però incidere in modo considerevole sulla qualità della vita: sul lavoro, sul sonno, sulla vita sociale. Molte persone finiscono per rinunciare a viaggi, cene ed eventi pur di non rischiare che i sintomi si presentino proprio in quel momento.
Spesso tende a cronicizzare. In una parte dei pazienti la ricerca ha osservato un’infiammazione di basso grado della mucosa e un’alterata permeabilità della barriera intestinale. Non si tratta di una malattia infiammatoria come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa, ma sono meccanismi che aiutano a capire perché, se il disturbo non viene seguito, il quadro può allargarsi oltre l’intestino.
Al colon irritabile si associano infatti con frequenza stanchezza persistente, disturbi del sonno e alterazioni dell’umore: ansia, umore depresso, un aumento dello stress reale e percepito. E questi stati, a loro volta, peggiorano i sintomi intestinali. È un circolo vizioso che si autoalimenta.
Quando non aspettare
Alcuni sintomi non fanno parte del colon irritabile e chiedono una visita medica in tempi brevi:
- perdita di peso non intenzionale;
- sangue nelle feci o sanguinamento dal retto;
- anemia, febbre;
- diarrea o dolore che svegliano di notte;
- sintomi comparsi per la prima volta dopo i 50 anni;
- familiarità per tumore del colon-retto, celiachia o malattie infiammatorie croniche intestinali.
Da cosa nasce: non c’è una causa unica
Per capire come si diagnostica e come si può trattare, bisogna prima capire da dove ha origine. Il colon irritabile è un disturbo multifattoriale: non esiste una causa unica, ma un insieme di fattori che si sommano e si amplificano a vicenda.
Cervello e intestino si parlano di continuo
Ciò che sappiamo con certezza è che cervello e intestino dialogano senza sosta. Per questo lo stress, e il modo in cui gestiamo le emozioni, contano molto. Oggi gli stessi specialisti classificano il colon irritabile tra i disturbi dell’interazione intestino-cervello.
Quello che mangiamo, e le intolleranze che non conosciamo
Un secondo elemento che può incidere fortemente è la dieta, soprattutto in presenza di intolleranze alimentari di cui non si è a conoscenza. Le intolleranze si presentano spesso in modo subdolo, con sintomi lievi e all’inizio appena riconoscibili, ma che nel tempo pesano sul quadro generale e amplificano le altre concause. Le riscontriamo spesso nelle persone che seguiamo.
Il microbiota e la disbiosi
Un altro elemento molto importante è il microbiota intestinale: i miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino. È un ecosistema vivo, composto da moltissime specie diverse: soprattutto batteri, ma anche funghi, lieviti e virus.
Quando alcune specie crescono troppo e altre diminuiscono, l’equilibrio che chiamiamo eubiosi si rompe e il microbiota si trova in uno stato alterato, la disbiosi.
La disbiosi non è un interruttore on-off. Non si passa da «disbiosi sì» a «disbiosi no».
Può essere lieve oppure di grado elevato, e a una disbiosi più marcata si associano sintomi nettamente più fastidiosi. In moltissime persone con colon irritabile troviamo una disbiosi che va da moderata a elevata.
La buona notizia è che su ognuno di questi elementi abbiamo la possibilità di intervenire.
Come si arriva alla diagnosi
Proprio perché è un disturbo funzionale e multifattoriale, non esiste un singolo esame che diagnostichi il colon irritabile. La diagnosi si fa valutando i sintomi secondo i criteri di Roma V, la classificazione internazionale aggiornata nel 2026, dopo aver escluso altre patologie organiche: le malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa), la celiachia, le infezioni e le parassitosi.
Rispetto ai criteri precedenti, Roma V considera non solo il dolore ma anche il fastidio addominale, e abbassa la frequenza minima dei sintomi a tre giorni al mese. In pratica riconosce anche le forme più lievi, che prima restavano fuori.
- IBS con prevalenza di stipsi (IBS-C)
- Le evacuazioni sono soprattutto dure o difficoltose.
- IBS con prevalenza di diarrea (IBS-D)
- Le evacuazioni sono soprattutto molli o liquide.
- IBS ad alvo misto (IBS-M)
- Fasi di stipsi e fasi di diarrea si alternano.
La diagnosi fatta da un medico specialista competente è un passaggio che non va saltato.
Il tassello che mancava: analizzare il microbiota
Dopo la diagnosi, di solito si lavora sui sintomi, sull’alimentazione e sull’integrazione con probiotici. Quello che spesso manca, allo stesso medico, è un’informazione in più: uno strumento per esplorare nel dettaglio il microbiota di quella persona.
Oggi, grazie a tecnologie di laboratorio sempre più avanzate e a conoscenze scientifiche in crescita, possiamo analizzare il DNA di tutti i microrganismi presenti nell’intestino. Si parla di metagenomica, e si esegue in modo non invasivo, partendo da un piccolo campione di feci raccolto a casa.
La tecnologia WGS (whole genome sequencing), abbinata a software avanzati di bioinformatica, amplia le potenzialità della metagenomica e permette referti sempre più ricchi e completi. Ci dice:
- quali microrganismi sono presenti, quali sono in eccesso e quali sono scarsi o assenti;
- se ci sono microrganismi potenzialmente dannosi;
- in modo indiretto, che cosa questi batteri sono in grado di produrre: sostanze utili all’organismo prodotte dai batteri benefici, o tossine prodotte da batteri patogeni o opportunisti;
- entro certi limiti, alcuni parametri legati all’infiammazione intestinale, allo stato dell’asse intestino-cervello e all’efficienza del metabolismo.
È una fotografia molto più dettagliata di quella che si poteva avere prima. Non diagnostica il colon irritabile e non sostituisce la visita medica: descrive il microbiota di chi ne soffre. Ma aggiunge un tassello che finora mancava, uno strumento molto utile per il medico per personalizzare la terapia.
Dalla fotografia alla terapia personalizzata
Invece di dare a tutti lo stesso probiotico, possiamo orientare le scelte su quella persona: sostenere le specie che mancano, cercare di ridurre quelle in eccesso e fornire all’organismo alcune molecole importanti che potrebbero non essere prodotte a sufficienza.
Possiamo inoltre costruire un’alimentazione coerente con il quadro della persona. Dopotutto il microbiota si nutre di quello che mangiamo: per questo la personalizzazione dell’alimentazione fa sempre parte di ogni percorso Biome-X.
Un disturbo multifattoriale chiede una squadra
Un disturbo con molte cause richiede un approccio multidisciplinare. Per questo lavoriamo in squadra:
- il medico, che fa la diagnosi e segue il paziente;
- Biome-X, che esegue l’analisi del microbiota intestinale e i test sulle intolleranze alimentari;
- il biologo nutrizionista, che traduce il referto in un piano alimentare concreto;
- il supporto psicologico, per chi sente di averne bisogno per gestire lo stress.
Vuoi conoscere il tuo microbiota intestinale? Il test del microbiota intestinale GT Microbiome-X® Advanced è disponibile ora: il campione si raccoglie a casa e il referto viene interpretato da uno specialista. Se vuoi vedere com’è fatto prima di decidere, guarda gli esempi di referto.
Il test genetico per celiachia e intolleranze arriverà a breve.
In sintesi
- Il colon irritabile è un disturbo funzionale e multifattoriale che riguarda circa una persona su dieci, più spesso donne.
- Non è pericoloso, ma pesa sulla qualità della vita e tende a cronicizzare se non viene seguito.
- Perdita di peso, sangue nelle feci, febbre o sintomi notturni non sono colon irritabile: vanno valutati subito dal medico.
- La diagnosi si fa con i criteri di Roma V, dopo aver escluso altre patologie.
- Asse intestino-cervello, intolleranze non riconosciute e disbiosi sono le leve su cui si può intervenire.
- L’analisi metagenomica del microbiota non fa la diagnosi, ma permette di personalizzare probiotici e alimentazione.
Domande frequenti
Il colon irritabile è pericoloso?
No, non danneggia l’intestino come le malattie infiammatorie croniche e non aumenta il rischio di tumore. Può però peggiorare molto la qualità della vita e tende a durare nel tempo, per questo va seguito.
Come si diagnostica il colon irritabile?
Non esiste un esame specifico. Il medico valuta i sintomi secondo i criteri di Roma V ed esclude altre patologie, come celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali e infezioni, con esami del sangue e delle feci.
Che differenza c’è tra colon irritabile e colite?
Le coliti, come la rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn, sono malattie infiammatorie che danneggiano la parete intestinale e si vedono con gli esami. Il colon irritabile è un disturbo funzionale: l’intestino non mostra lesioni, ma il suo funzionamento è alterato.
Il test del microbiota può diagnosticare il colon irritabile?
No. Il test descrive la composizione del microbiota e il grado di disbiosi. È un’informazione utile al medico per personalizzare la terapia, non uno strumento di diagnosi.
I probiotici funzionano per il colon irritabile?
Possono aiutare, ma non tutti e non con tutti. Sceglierli sulla base del microbiota della persona, invece che per tentativi, aumenta la probabilità di un risultato.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute — Sindrome dell’intestino irritabile.
- Rome Foundation — Criteri di Roma V per i disturbi dell’interazione intestino-cervello, Gastroenterology, 2026.
- American Gastroenterological Association — Rome V criteria capture more people with IBS, but a milder group, 2026.
Questo contenuto ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere del medico. Per qualsiasi sintomo o dubbio sulla tua salute, rivolgiti a un professionista sanitario.


