HPV: quanto è diffuso, quali rischi comporta e come si previene

Primo piano della camera di uno strumento di PCR real-time, la tecnica usata nella genotipizzazione HPV

Quando si parla di HPV, sigla di Human Papilloma Virus, si parla di una famiglia numerosa: oltre duecento tipi noti, capaci di infettare l’essere umano. È tra i patogeni che ci infettano con maggiore frequenza, e le infezioni genitali da HPV rappresentano la malattia sessualmente trasmissibile più diffusa al mondo — più frequente anche delle più celebri infezioni batteriche a trasmissione sessuale.

Nella maggior parte dei casi il nostro organismo se ne libera da solo. Ma non sempre, ed è da quel «non sempre» che nasce tutto ciò che segue.

Quanto è diffuso

La probabilità di incontrare almeno un’infezione da HPV nel corso della vita sessualmente attiva supera l’80%. Non è un dato allarmante: è un dato normale, che descrive un virus estremamente comune. A livello globale, circa una donna su dieci con citologia cervicale normale risulta positiva all’HPV, con prevalenze che variano molto per area geografica — fino al 24% nell’Africa subsahariana e intorno al 14% in Europa orientale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dove colpisce

I virus HPV possono interessare l’epitelio cutaneo — tipicamente viso, mani e piedi — e l’epitelio mucosale: cavo orale e gola, mucosa respiratoria, tratto urogenitale e vescica, sia maschile che femminile. Le sedi a rischio più elevato sono la cervice uterina e la mucosa della regione anale e del retto.

Dall’infezione alla lesione: dove sta il rischio

Nella maggioranza delle persone immunocompetenti l’infezione resta asintomatica e viene risolta dall’organismo entro uno o due anni: secondo l’OMS succede in circa il 90% dei casi.

In una minoranza, però, l’infezione diventa persistente, con lo sviluppo di lesioni benigne ricorrenti. In alcuni casi quelle lesioni possono evolvere in lesioni precancerose e poi cancerose, portando allo sviluppo di malattie oncologiche gravi. È per questo che i tipi di HPV vengono classificati come ad alto rischio, probabile alto rischio, medio e basso rischio, in base alla loro capacità di causare conseguenze oncologiche.

Il problema dell’HPV non è l’infezione. È l’infezione che non si risolve e che nessuno sta guardando.

I numeri, senza allarmismi

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 l’HPV è stato responsabile di circa 620.000 nuovi casi di cancro nelle donne e 70.000 negli uomini, cioè circa il 5% di tutti i tumori nel mondo.

Il carcinoma della cervice uterina è di gran lunga il più frequente tra i tumori HPV-correlati: rappresenta oltre il 90% dei casi nelle donne, e l’HPV è rilevabile in circa il 99,7% dei carcinomi cervicali. È la ragione per cui lo screening cervicale è, tra tutti, quello più strutturato e diffuso.

L’HPV è però associato anche a una quota consistente di carcinomi anali, vaginali, vulvari, penieni e dell’area testa-collo, colpendo entrambi i sessi. Ed è un punto che merita attenzione: per gli uomini non esiste un programma di screening organizzato, in nessun paese. Il che non significa che non esista il rischio.

Si può prevenire? Sì, e su tre livelli

La lotta all’HPV si articola in tre livelli di prevenzione e trattamento. Sono una sequenza: ogni livello esiste perché il precedente non ha coperto tutto.

Primo livello — evitare l’infezione

Campagne di vaccinazione ed educazione sessuale preventiva. È il livello con il maggior impatto di popolazione: nei paesi che hanno aderito, la vaccinazione e l’educazione alla prevenzione hanno ridotto drasticamente l’incidenza delle infezioni e delle complicanze.

Secondo livello — trovarla presto

Screening periodico, per identificare e trattare le infezioni e le lesioni prima che portino a conseguenze gravi. È il livello che agisce sulla singola persona, e quello di cui si parla meno di quanto si dovrebbe.

Terzo livello — trattare le complicanze

Gestione clinica di chi ha già sviluppato complicanze gravi: chirurgia, chemioterapia, radioterapia e, nei casi avanzati, terapie palliative. È il livello che vogliamo rendere il meno necessario possibile.

Il vaccino protegge molto, ma non tutto

Il vaccino oggi più completo garantisce protezione contro sette tipi ad alto rischio e i due tipi a basso rischio più diffusi, con una copertura parziale verso altri cinque tipi ad alto rischio. Restano però esclusi diversi tipi a potenziale alto rischio, come HPV 26 e HPV 66.

La conseguenza pratica è una sola: la vaccinazione non sostituisce né le abitudini sessuali consapevoli né l’adesione ai programmi di screening periodico. Le strategie di primo livello hanno ridotto il rischio in modo enorme, ma non lo hanno azzerato — ed è precisamente per questo che il secondo livello resta vitale.

Screening: cosa significa genotipizzare

Nella diagnostica dell’HPV la tecnica di elezione è la PCR real-time IVD, che cerca il materiale genetico virale nel campione. Può cercare due cose diverse, e la differenza conta:

DNA virale
Dice se il virus è presente e di quale tipo si tratta. È la base dello screening.
HPV-mRNA
Rileva i prodotti dell’integrazione del virus nelle cellule umane: un segnale che l’infezione sta progredendo in direzione oncologica. Permette di individuare anche forme tardive e asintomatiche.

La genotipizzazione è il passaggio che trasforma un «positivo» in un’informazione utile: sapere quale tipo è presente cambia il livello di attenzione e i tempi del controllo successivo. Un HPV a basso rischio e un HPV 16 non sono la stessa notizia, e un referto che si limita a dire «positivo» lascia la persona senza risposte.

I kit Biome-X per lo screening HPV genotipizzano 19 tipi ad alto rischio e 11 a basso rischio, e nelle versioni Advanced analizzano DNA e mRNA virale.

Cosa puoi fare, concretamente

  1. Verifica la tua posizione vaccinale, a qualsiasi età: parlane con il medico di base.
  2. Se hai un utero, aderisci al programma di screening cervicale della tua regione. È gratuito.
  3. Se sei un uomo, sappi che nessuno ti convocherà: la scelta di fare uno screening è tua.
  4. Se sei già risultato positivo, chiedi quale tipo: la genotipizzazione cambia il follow-up.
  5. Non aspettare i sintomi. Le infezioni persistenti, nella fase in cui si interviene meglio, non ne danno.

Gli screening HPV di Biome-X

Cinque kit per lo screening HPV e due pannelli per le infezioni sessualmente trasmissibili, uno per ogni distretto e per entrambi i sessi. Tutti in fase di finalizzazione: sono disponibili prossimamente. Se vuoi essere avvisato quando aprono, puoi iscriverti agli aggiornamenti del progetto.

  • CVX HPV — screening cervicale su brushing, DNA virale, 19 + 11 tipi.
  • CVG HPV Advanced — screening cervicovaginale su tampone, DNA + mRNA, rileva anche le forme tardive e asintomatiche.
  • ML HPV — screening maschile su tampone dermico, DNA virale, 19 + 11 tipi.
  • OR HPV — screening orale su tampone soft brush non irritante.
  • OR HPV Advanced — screening orale con DNA + mRNA.
  • VG STI Plus e ML STI Plus — pannelli per malattie sessualmente trasmissibili, fino a 28 patogeni tra batteri, funghi e virus.

Vuoi sapere quando aprono gli screening HPV? Iscriviti agli aggiornamenti del progetto: ti scriviamo quando i kit sono disponibili, senza inondarti di email.

Parla con uno specialista → Come funziona un kit Biome-X →

Domande frequenti

Avere l’HPV significa che svilupperò un tumore?

No. Nella grande maggioranza dei casi — circa il 90%, secondo l’OMS — l’organismo risolve l’infezione da solo entro uno o due anni. Il rischio oncologico riguarda le infezioni persistenti da tipi ad alto rischio, e anche in quel caso l’evoluzione richiede molti anni: è precisamente il tempo in cui lo screening funziona.

Se sono vaccinata devo ancora fare lo screening?

Sì. Il vaccino più completo copre sette tipi ad alto rischio e due a basso rischio, con copertura parziale su altri cinque, ma alcuni tipi a potenziale alto rischio restano fuori. La vaccinazione riduce molto il rischio, non lo elimina.

L’HPV riguarda anche gli uomini?

Sì. L’HPV è associato a carcinomi anali, penieni e dell’area testa-collo, e gli uomini possono trasmettere l’infezione. La differenza è che per loro non esiste un programma di screening organizzato: l’iniziativa è individuale.

Che differenza c’è tra un test sul DNA e uno sull’mRNA?

Il test sul DNA dice se il virus è presente e di quale tipo. Il test sull’mRNA rileva i prodotti dell’integrazione virale nelle cellule, un segnale di progressione dell’infezione, e individua anche forme tardive e asintomatiche.

Perché è importante sapere quale tipo di HPV è presente?

Perché tipi diversi comportano rischi diversi. La genotipizzazione permette di distinguere un tipo a basso rischio da uno ad alto rischio e di calibrare di conseguenza i controlli successivi.

Fonti

  • World Health Organization — Human papillomavirus and cancer, scheda informativa.
  • World Health Organization — Cervical cancer, scheda informativa.
  • Walboomers JM et al., Human papillomavirus is a necessary cause of invasive cervical cancer worldwide, Journal of Pathology, 1999.
  • ICO/IARC HPV Information Centre — Human Papillomavirus and Related Diseases Report.

Questo contenuto ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere del medico né una valutazione clinica. I test Biome-X non sono strumenti diagnostici autonomi: il referto va interpretato insieme a un professionista sanitario. Per qualsiasi sintomo o dubbio, rivolgiti al tuo medico.

Immagine di Paolo Scarpelli, PhD

Paolo Scarpelli, PhD

Fondatore e amministratore di Biome-X. Docente di biologia applicata ed ex ricercatore con attività in progetti nazionali e internazionali. Competenze nelle discipline omiche, nella microscopia e imaging e nella biologia molecolare. Coordina e guida le attività cliniche e di ricerca scientifica di Biome-X.

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